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Pasqua 2007


Tre domande per Pasqua:
Il mese di Nisan, la domenica, la confessione
La RAI-TV, dal 1965 al 1972, mise a disposizione di P. Mariano una rubrica sul Radiocorriere TV, nella quale il frate cappuccino rispondeva alle domande dei telespettatori, alle quali non poteva rispondere dagli schermi televisivi. In occasione della Pasqua, ripropongo tre risposte a tre domande: sul mese di nisan, sul perché della domenica e su chi ha istituito il sacramento della confessione.

Colgo l’occasione per augurare a tutti una buona Pasqua di Pace e di Bene.
Rinaldo Cordovani (Rin)


1. Il mese di nisan

« Leggo in un libro: Gesù fu crocifisso nel mese di Nisan. Che mese dell’anno era? ».
(A. C. - Rivoli, Torino).

Nisan è denominazione «babi­lonese» del primo mese del­l’antico calendario ebraico, detto abib e cioè spiga (cfr. il nome dell’odierna Ca­pitale ebraica Tel Aviv = Colle della spiga o delle spighe). Questo mese coincideva con l’inizio della primavera ed era della durata di trenta giorni. Era ed è particolarmente sa­cro agli Ebrei perché ricorda­va e ricorda la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù del­l’Egitto e la istituzione della Pasqua. E’ particolarmente caro anche a noi cristiani per­ché ci ricorda la passione, morte e risurrezione di Gesù (marzo-aprile) (Radiocorriere-Tv, n. 24, 1967, pp. 4-5) .




Hans Jordaens III - La traversata del mar Rosso


Mantegna - Cristo morto
2. Chi istituì la confessione

«In una conversazione ho sentito sostenere da un laureato che la confessione è stata inventata e introdotta nella Chiesa da S. Ignazio di Loyola. Io ho ribattuto qualche cosa, ma non ho saputo, per la mia ignoranza, trovare la risposta precisa. Vuole ricordarmela lei?»
(R. F. - Macomer).
Il laureato che ha affermato tale sciocchezza storica è enormemente ignorante è in mala fede, oppure è l'una e l'altra cosa insieme. Quando nacque S. Ignazio di Loyola (1491) la confessione era praticata nella Chiesa - cifra tonda - da almeno quattordici secoli e mezzo! Infatti il Sacramento della penitenza o confessione è stato istituito da Gesù stesso, che ha trasmesso il suo potere di rimettere i peccati agli Apostoli, con l'irrefragabile sigillo della sua Risurrezione, la sera stessa della prima Pasqua Cristiana: «A vespro di quel giorno, il primo dopo il sabato, essendo chiuse, per paura dei Giudei, le porte del luogo dove erano raccolti i discepoli, venne Gesù e si pose nel mezzo e disse loro:- Pace a voi! - Così dicendo, mostrò loro le mani e il fianco. Gioirono i discepoli vedendo il Signore. Di nuovo disse loro Gesù:- Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi. Ricevete lo Spirito Santo. A quanti avrete rimesso i peccati saranno rimessi, a quanti li riterrete, saranno ritenuti » (Giovanni 20, 19-23)
( Radiocorriere-TV, n. 16, 17-23 aprile 1966, p. 10)






Giuseppe Maria Crespi - La confessione



3. Sabato e Domenica

«Perché la Chiesa ha sostituito al Sabato - giorno festivo stabilito da Dio - la Domenica?». (T. R. - Salsomaggiore ).

Il Sabato è realmente festa di istituzione divina (v. Esodo 31, 1217), costantemente e scrupolosamente osservata da Israele. Gesù, pur non negando il rispetto religioso del Sabato, si è affermato padrone (di disporre diversamente anche) del Sabato (Marco 2, 27-28). Ne dispose infatti da Signore, in modo straordinario, riposando nel sonno della morte tutto il Sabato e risorgendo da morte il giorno dopo il Sabato (Marco 16 9). Essendo la sua Risurrezione non solo il fatto storico più certo che la storia ricordi, ma la pietra angolare del Cristianesimo, per cui la «Storia deve rifiutare il Cristianesimo accettare la Risurrezione» (Daniel Rops), la Risurrezione stessa, avvenuta il giorno dopo il Sabato, ha spostato l'attenzione religiosa dei primi Cristiani su questo giorno, che fu subito chiamato il «giorno del Signore (Gesù risorto) e cioè latinamente, da dove l’italiano Domenica. Certo, la Chiesa nascente, israelita in tutte le sue fibre, mai avrebbe cambiato il giorno festivo, dedicato in modo speciale al riposo e al culto di Dio, se non fosse stata scossa e quasi costretta dal fatto nuovo della Resurrezione di Cristo, avvenuta il giorno dopo il Sabato. La Domenica è divenuta, quindi, per la Chiesa nascente, il «primo giorno della settimana » (Atti 20, 7); primo per l’importanza rivoluzionaria e decisiva di ciò che in tale giorno Gesù operò con la sua Risurrezione: la vittoria sulla morte e sul peccato, la creazione cioè di un mondo nuovo, redento dal peccato e vivente per sempre in Lui. Non è quindi la Chiesa, ma Gesù stesso che ha spostato i termini del problema «giorno festivo»: se Gesù fosse risorto di sabato, la Chiesa festeggerebbe ancora il Sabato. La domenica, dunque, non semplicemente, come si continua a ripetere, il giorno del Signore, ma il giorno del Signore risorto. In questo senso ogni domenica è Pasqua di Risurrezione e per questo i cristiani russi chiamano oggi la Domenica «Voskresenie», che significa, appunto: «Risurrezione» ( Radiocorrier-TV, n. 20, 15-21 maggio 1966, p. 12). .





Piero della Francesca - La Resurrezione
(a cura di Rinaldo Cordovani)















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